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Spionaggio industriale nelle PMI, dove passano davvero le informazioni riservate

Nelle PMI lo spionaggio industriale riguarda soprattutto informazioni commerciali come offerte, prezzi, clienti e trattative, che escono attraverso persone, strumenti informatici e ascolto diretto delle conversazioni; gli ambienti più esposti sono l'ufficio del titolare, la sala riunioni, gli uffici amministrativo e commerciale e l'auto di chi guida l'azienda.

Reparto tecnico StopMicrospie, pubblicato il 13 dicembre 2022

Ufficio di una piccola azienda manifatturiera con disegni tecnici sulla scrivania e il reparto produttivo oltre la vetrata

Quando si parla di spionaggio industriale si pensa spesso a grandi gruppi, a tecnologie sofisticate e a vicende da cronaca, mentre nella pratica anche le piccole e medie imprese sono esposte allo stesso tipo di rischio, con la differenza che spesso non dispongono di una funzione dedicata alla sicurezza e che le informazioni di valore, come listini, margini, offerte in corso, elenchi clienti, progetti e procedure, sono custodite in modo meno strutturato. In questo articolo proviamo a seguire il percorso reale che queste informazioni compiono dentro un'azienda di medie dimensioni, per capire dove possono uscire e quali controlli tecnici hanno davvero senso.

Quali informazioni interessano davvero a un concorrente?

Nella maggior parte dei casi non si tratta di segreti tecnologici, ma di informazioni commerciali che permettono a chi le possiede di anticipare le mosse dell'azienda, come il prezzo di una gara o di un'offerta importante, le condizioni concesse ai clienti principali, i nomi dei fornitori e i relativi costi, le trattative in corso, i piani di assunzione o di apertura di nuove sedi e le difficoltà finanziarie di un periodo. Sono dati che circolano ogni giorno tra la direzione, l'amministrazione e l'ufficio commerciale, che vengono discussi in riunione e al telefono e che spesso nessuno considera riservati finché non si scopre che qualcuno li conosceva in anticipo.

Va ricordato che la legge tutela le informazioni aziendali riservate, ma la protezione presuppone che l'impresa abbia adottato misure ragionevoli per mantenerle segrete; un'azienda che non ha mai limitato l'accesso a certi dati, né ha mai verificato i propri ambienti, può trovarsi in difficoltà nel dimostrare che quelle informazioni erano davvero protette, ed è un aspetto da approfondire con il proprio avvocato.

Da quali canali passano le informazioni riservate?

Una parte importante delle fughe di notizie passa per le persone, cioè per il collaboratore che lascia l'azienda portando con sé dati e contatti, per il fornitore o il consulente che vede più di quanto dovrebbe, per chi parla troppo in un contesto informale; un'altra parte passa per gli strumenti informatici, con caselle di posta condivise, credenziali mai cambiate, chiavette e cartelle sincronizzate su servizi personali. Questi aspetti riguardano l'organizzazione aziendale e i responsabili informatici, e una bonifica non li sostituisce.

Esiste però un terzo canale, meno considerato, che riguarda l'ascolto diretto delle conversazioni e la ripresa di documenti e schermi; una microspia nell'ufficio del titolare o nella sala dove si preparano le offerte, una piccola telecamera puntata su una scrivania, un dispositivo collegato alla rete aziendale dietro una stampante permettono di conoscere le decisioni nel momento in cui vengono prese, senza bisogno di accedere ai sistemi informatici e senza lasciare tracce nei registri. È il canale su cui interviene la bonifica, ed è quello su cui ci soffermiamo nelle sezioni che seguono.

Quali ambienti di una PMI sono più esposti?

Gli ambienti che meritano maggiore attenzione sono quelli in cui si prendono le decisioni e si parla di numeri, quindi l'ufficio del titolare o dell'amministratore, la sala riunioni, l'ufficio amministrativo e quello commerciale, e in molti casi anche l'auto di chi guida l'azienda, che diventa un ufficio mobile in cui si fanno telefonate delicate durante gli spostamenti. Sono spesso ambienti accessibili a molte persone, dalle imprese di pulizia ai tecnici della manutenzione, dai fornitori in visita ai collaboratori di passaggio, e proprio per questo un dispositivo può essere collocato senza che nessuno noti nulla di strano.

Anche gli oggetti hanno un ruolo, perché in un ufficio si accumulano nel tempo regali, gadget promozionali, caricatori, ciabatte, apparecchi lasciati da fornitori e accessori di cui nessuno ricorda la provenienza; un dispositivo di ascolto nascosto in uno di questi oggetti ha il vantaggio, per chi lo ha preparato, di essere stato portato dentro dalla stessa vittima e di essere alimentato dalla corrente dell'ufficio.

Quali segnali dovrebbero far nascere un sospetto?

Il segnale più significativo è che un concorrente, un fornitore o una controparte dimostri di conoscere informazioni discusse solo in un ambiente ristretto, per esempio un'offerta battuta di poco in una gara, condizioni commerciali note a qualcuno prima della firma o la reazione anticipata a una decisione non ancora comunicata. A questo si possono aggiungere indizi materiali, come oggetti spostati, prese o placche montate in modo diverso, piccoli fori in pannelli o arredi, apparecchi elettrici comparsi senza che nessuno li abbia ordinati, o accessi notturni non spiegati; nessuno di questi elementi è una prova, ma messi insieme giustificano una verifica.

Quando i sospetti riguardano una persona interna conviene muoversi con discrezione e senza cambiare le abitudini, perché chi ha collocato un dispositivo, se si accorge di essere stato scoperto, può rimuoverlo prima del controllo; per lo stesso motivo è preferibile non parlare della bonifica negli ambienti da verificare e organizzarla coinvolgendo un numero ristretto di persone.

Come si organizza una verifica tecnica degli uffici?

Una bonifica ambientale degli uffici si svolge di solito fuori dall'orario di lavoro o in un giorno di chiusura, in modo da non interferire con l'attività e da non attirare l'attenzione; il tecnico analizza i segnali radio presenti, cerca i componenti elettronici nascosti negli arredi e nelle pareti, controlla le linee elettriche, telefoniche e di rete, compresi eventuali apparecchi sconosciuti collegati agli armadi di rete, e ispeziona fisicamente prese, controsoffitti, mobili e oggetti. Se si trova qualcosa lo si documenta e lo si conserva per le autorità, e al termine viene consegnata una relazione tecnica firmata con le aree controllate, gli strumenti usati e l'esito.

Chi desidera capire meglio come operano in concreto i dispositivi di ascolto e quali tecniche vengono usate più spesso può leggere il nostro articolo sulle intercettazioni con microspie; per una piccola impresa, in ogni caso, il primo passo utile è individuare i due o tre ambienti in cui si concentrano le decisioni importanti e partire da quelli, senza necessariamente verificare tutta la sede. Per un primo confronto può contattarci da un telefono che non si trovi negli uffici interessati.

Domande frequenti

Una bonifica protegge anche dalle fughe di dati informatici?

No, la bonifica riguarda gli ambienti e i dispositivi fisici di ascolto e ripresa; la sicurezza dei sistemi informatici va affidata a chi se ne occupa in azienda o come consulente.

È necessario verificare tutta la sede?

Non sempre; in molte piccole imprese si può partire dagli ambienti in cui si prendono le decisioni e si discutono i numeri, valutando poi se estendere il controllo.

Con quale frequenza conviene ripetere il controllo?

Dipende da quanto cambiano le persone e i fornitori che hanno accesso agli ambienti; è sensato valutarlo in occasione di gare, trattative importanti o riorganizzazioni.

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